Cercare di ricostruire le origini di una piccola e antica comunità come quella andalese è impresa
assai impegnativa e difficoltosa, noi cercheremo qui di offrirvi un breve sunto di quelle che sono
state le ricerche più significative e meticolose, indicandovi dove si possono consultare.
Andali è stato e continua ad essere considerato un centro fondato dagli albanesi ma, nonostante l’importanza che questo popolo ha rivestito in tutta la sua storia, sembra che un’attenta lettura di alcuni passaggi storici smentisca questa tesi.
In effetti, è da tutti riconosciuto che l’arrivo degli albanesi in Calabria risale alla metà del XV secolo, periodo in cui il comandante Demetrio Reres, fuggito dall’Albania a seguito dell’invasione dell’Armata musulmana, si mise agli ordini del Re Alfonso V d’Aragona, sovrano del Regno di Napoli, e fu inviato in Calabria per sedare le ribellioni di alcuni feudatari. Demetrio Reres riuscì in breve tempo ad avere la meglio sui dissidenti e nel 1448 fu nominato Governatore della Calabria come premio per i suoi servizi; in questi anni i suoi uomini si insediarono in alcuni centri calabresi tra cui lo stesso Andali.
Durante la dominazione spagnola Andali è stato rinominato “Villa Aragona” in onore della casa regnante ma, nonostante molti abbiano sostenuto che il termine “Andali” fosse solo un toponimo usato nella lingua volgare, sembrerebbe invece essere il nome originale con cui il nostro centro è stato fondato.
In effetti molti storici del XVI e XVII secolo asseriscono che il centro chiamato “Villa Aragona” è stato ricostruito a seguito della distruzione portatagli dall’invasione dei Mauri, Turchi che erano soliti effettuare razzie lungo le coste e nel vicino entroterra dei paesi del mediterraneo.
Tali invasioni possono essere storicamente datate in un lasso di tempo compreso tra il 1250 e il 1400, data comunque antecedente all’arrivo degli albanesi in Calabria, circostanza che sembra escludere completamente la possibilità che Andali sia stato fondato dagli albanesi.
A questo punto è possibile ipotizzare che il nome Andali sia stato coniato durante la dominazione della dinastia dei d’Angiò e derivi o dal termine francese “andalou” che si riferisce alla regione spagnola dell’Andalusia, i cui paesaggi molto somigliano alle colline calabresi, o dal nome di una cittadina del nord della Francia, Andelys, situata su un territorio che apparteneva appunto agli Angiò.
Nonostante queste precisazioni l’importanza dell’etnia albanese in Andali è indiscussa e indiscutibile: uomini e donne si sono ben integrati con la popolazione indigena e le due culture si sono influenzate a vicenda sempre nel rispetto reciproco delle tradizioni.
Gli albanesi accettarono il rito latino e non cercarono mai di convertire la popolazione localeal rito greco orientale anche perché non furono mai maggioranza nel centro andalese.
La lingua albanese, invece, si diffuse tra la popolazione e venne tramandata nei secoli fino ad arrivare nel terzo millennio nella memoria di alcuni anziani del paese che ancora ne ricordano almeno alcune frasi.
Per quanto riguarda la posizione geografica del paese, sembra plausibile la tesi secondo cui la prima ubicazione di Andali sia stata nella zona compresa tra Pappajanni e Vaina, e che, solo in un secondo momento, la comunità si sia spostata nel luogo che oggi conosciamo.
Per quanto riguarda la Chiesa dedicata a Maria SS. Dell’Annunziazione si presume che sia stata edificata nella prima metà del 1600 ma, a seguito di successive ricostruzioni (l’ultima nel 1728) e restauri, dell’edificio originario è arrivata a noi solo la campana e, si pensa, una tela che rappresenta l’Annunciazione, di recente ritrovamento.
Nell’avvicinarci ai giorni nostri ricordiamo che Andali nei secoli conobbe una fiorente vita sociale che lo portò ad avere una numerosa popolazione e un vasto territorio che tuttavia subì due importanti scissioni: dalla frazione di Cerva nel 1850 e da quella di Botricello, più di recente, nel 1956.
Ci scusiamo per le imprecisioni e semplificazioni presenti nel testo ma ribadiamo ancora una volta che quanto avete letto è solo un sunto di autorevoli ricerche effettuate negli anni.
Per approfondire consigliamo il libro del nostro compianto Arciprete Don Carmelo Lo Re, “Andali, una storia sommersa nei meandri del tempo”, pubblicato da Calabria Letteraria Editrice nel 1996, e consigliamo poi il sito internet www.ilmondoarberesco.it che contiene alcune ricerche del prof. Giuseppe Gangale docente italo-albanese all’Università di Copenaghen (Danimarca).
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